Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan da madre di origini montenegrine e da padre italiano. Dopo gli studi artistici a Roma e l’Accademia di Moda e Costume lavora come stilista. Entra nel mondo dell’arte con il movimento Metropolismo. Attratta dalla Emotion Painting il percorso lavorativo si evolve in una direzione poliedrica. La sua ricerca è sempre mobile, non convenzionale. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. L’indagine del suo lavoro multiforme è direzionata ad un pensiero monotematico. Il suo tratto informale e concettuale, astratto e simbolico, spesso onirico surrealista, accede a molteplici interazioni creative. Non a caso le sue opere riflettono una raffinata ironia che conduce ad un sottinteso dialogare tra il sogno e la realtà, interrogandosi sui misteri della condizione umana sempre scissa tra spirito e materia. Questa visione di uno stato di Transavance, sfaccettato da tanti frammenti del suo sentire e vivere l'arte, è come un richiamo primario per i colori dell'anima delle creature viventi che interagiscono con la loro evoluzione spirituale e fisica.
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Metropolismo anni 90 – il dilagarsi della comunicazione

Metropolismo anni 90 – il dilagarsi della comunicazione

Il metropolismo anni 90 prende le distanze dal metropolismo anni 80. Il precedente era stato l’epopea della griffe e il periodo in cui l’essere contava più dell’apparire. Negli anni 90 accade tutto il contrario, prevale più l’essere e c’è un’accurata ricerca verso uno stile personale. Inoltre, gli anni 90 sono segnati dal boom della comunicazione. I media acquistano sempre più potere, siamo soggiogati dalla raffinatezza delle pubblicità che usano testimonial di successo per dare più visibilità al prodotto, le immagini crude delle guerra come quella del Vietnam entrano nelle case delle persone attraverso i telegiornali, il mondo è connesso grazie alla straordinaria invenzione dei  telefoni cellulari e soprattutto di internet e dei social network nei primi anni del 2000, che hanno messo in contatto tutto il mondo con un semplice click stando comodamente seduti a casa.

In un’epoca storica così rivoluzionaria, il metropolismo anni 90 ha seguito le orme della società e si è identificato a tratti con un’altra forma di comunicazione, quella dei Writers. I writers, in italiano il movimento si chiama graffitismo, fanno parte di una manifestazione artistica, culturale e sociale diffusa nel mondo che prevede la creazione di immagini o graffiti fatti direttamente sui muri del tessuto urbano. Il metropolismo di quegli anni un po’ tende a interpretare questo nuovo modo di fare arte, inserendo nelle scritte elementi tipici della pubblicità o caratteristici del periodo storico. Un esempio è l’immagine usata per questo articolo: l’artista, disegna come se fosse un graffito, il termine metropolismo, e inserisce al posto dei caratteri degli oggetti che rappresentano la società contemporanea. Ecco che la “o” si trasforma nel quadrante di un orologio, che le lettere “pol” sono scritte nella stessa maniera della “coca cola”, la bevanda più bevuta e più pubblicizzata degli anni 90, la “i” è diventata un cellulare, il mezzo di comunicazione più efficiente e di cui oggi nessuno saprebbe fare a meno. Il metropolismo anni 90 si esprime con opere sempre più simili alla Pop Art americana per gli oggetti raffigurati, ma al contempo se ne distanzia poiché la Pop Art in America vuole essere una mera rappresentazione della società di quegli anni, mentre il metropolismo anni 90 vuole essere una critica alla società che ha perso i suoi valori e considera gli oggetti materiali il bene indiscusso, il valore supremo da conquistare.

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