Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan da madre di origini montenegrine e da padre italiano. Dopo gli studi artistici a Roma e l’Accademia di Moda e Costume lavora come stilista. Entra nel mondo dell’arte con il movimento Metropolismo. Attratta dalla Emotion Painting il percorso lavorativo si evolve in una direzione poliedrica. La sua ricerca è sempre mobile, non convenzionale. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. L’indagine del suo lavoro multiforme è direzionata ad un pensiero monotematico. Il suo tratto informale e concettuale, astratto e simbolico, spesso onirico surrealista, accede a molteplici interazioni creative. Non a caso le sue opere riflettono una raffinata ironia che conduce ad un sottinteso dialogare tra il sogno e la realtà, interrogandosi sui misteri della condizione umana sempre scissa tra spirito e materia. Questa visione di uno stato di Transavance, sfaccettato da tanti frammenti del suo sentire e vivere l'arte, è come un richiamo primario per i colori dell'anima delle creature viventi che interagiscono con la loro evoluzione spirituale e fisica.
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Il Metropolismo. Arte contemporanea

Il metropolismo. Arte contemporanea.

Il metropolismo è un movimento artistico costituitosi nel 1987. Il suo fondatore è Nico Paladini, ma in seguito hanno aderito al movimento alcune delle figure più grandi nel panorama artistico dei nostri giorni, come Loredana Raciti, Pier Luigi Cesarini, Carlos Grippo, Mirko Pagliacci, e teorici come Achille Bonito Oliva ed Omar Calabrese.

Il Metropolismo trova le sue origini nella riproduzione di immagini moderne, soprattutto prese dalla televisione, e imita la “neutralità, oggettività, e apparente semplificazione visiva“, come il teorico Achille Bonito Oliva suggerisce in un suo intervento  ”Metropolismo, i valori dell’apparente“, affinché queste immagini vengano fruite dallo stesso pubblico che si lascia catturare dalla vuotezza della televisione. I metropolisti non fanno altro che riproporre attraverso la fotografia e la pittura le varie immagini pubblicitarie sulla quale ruota ormai la nostra vita. Il Metropolitismo, attraverso una nuova forma di arte, evidenzia l’instabilità dei valori di oggi che portano l’uomo a una continua corsa per avere di più, sempre alla costante ricerca di oggetti che oggi servono a rappresentare il suo status symbol, appiattendolo e inscatolandolo in una vita nella quale l’apparire conta più dell’essere. Infatti, le immagini e i prodotti pubblicizzati in TV hanno livellato i bisogni dell’uomo moderno che ormai è caduto nella trappola degli stereotipi, per cui la mancanza di un oggetto che rientra nel panorama comune può essere motivo di esclusione dal gruppo.

In altri termini, il Metropolismo sembra molto avvicinarsi all’americana Pop Art che ha introdotto l’uso delle immagini pubblicitarie nell’arte. In realtà il Metropolismo si distanzia da questo movimento perché i linguaggi usati dagli artisti sono diversi uno dall’altro e variano dalla pittura alla fotografia. Inoltre, i metropolisti vogliono essere critici nei confronti della società odierna, ma non abbandonano mai il gusto estetico per l’arte, perché il loro obiettivo è sì quello di smuovere una critica alla società, ma senza abbandonare mai l’idea di fare arte, obiettivo, quest’ultimo, lontano dalla Pop Art americana.

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