Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan da madre di origini montenegrine e da padre italiano. Dopo gli studi artistici a Roma e l’Accademia di Moda e Costume lavora come stilista. Entra nel mondo dell’arte con il movimento Metropolismo. Attratta dalla Emotion Painting il percorso lavorativo si evolve in una direzione poliedrica. La sua ricerca è sempre mobile, non convenzionale. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. L’indagine del suo lavoro multiforme è direzionata ad un pensiero monotematico. Il suo tratto informale e concettuale, astratto e simbolico, spesso onirico surrealista, accede a molteplici interazioni creative. Non a caso le sue opere riflettono una raffinata ironia che conduce ad un sottinteso dialogare tra il sogno e la realtà, interrogandosi sui misteri della condizione umana sempre scissa tra spirito e materia. Questa visione di uno stato di Transavance, sfaccettato da tanti frammenti del suo sentire e vivere l'arte, è come un richiamo primario per i colori dell'anima delle creature viventi che interagiscono con la loro evoluzione spirituale e fisica.

Il graffitismo

Il graffitismo, espressione creativa urbana

Il graffitismo  è una manifestazione artistica, sociale e culturale diffusa in tutto il pianeta, basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi pittorici sul tessuto urbano, questi in ogni caso vengono considerati atti di vandalismo e puniti secondo le leggi vigenti.

Il graffitismo, nascita e sviluppo

I graffiti nascono alla fine degli anni ’60 nella “grande mela”. Nell’America fine anni un ragazzo di New York in meno di un anno gira tutto lo Stato lasciando, con il nome d’arte “Taki 183″.  La moda di lasciare la propria firma inizia così. I graffiti iniziano così, con una scritta semplice, solo il contorno di lettere. Il popolo dei graffitisti nasce così dalla periferia urbana prevalentemente nera o ispano-americana dei quartieri degradati del South Bronx. I “tags” (così vengono chiamate in gergo le firme dei graffitisti) si sviluppano soprattutto nelle metropolitane dove transitano un gran numero di persone.

il graffitismo è strettamente legato alla metropoli e al disagio metropolitano. Infatti molti artisti avevano scelto i grandi spazi lasciati vuoti dal degrado urbano o dalle strutture d’uso della città per esprimere una loro idea di plasticità e decoro. Alla fine degli anni ’70 si passa ai muri, e il disegno si fa più complesso e articolato. Adesso quest’arte diventa l’espressione della rivendicazione del diritto di parola. Le pareti ed i convogli della metropolitana diventano il supporto ideale per i colori industriali utilizzati per rappresentare i colori della vita, accesi e sbiaditi al tempo stesso, a volte sovrapposti gli uni agli altri come manifesti sui pannelli. I muri sono decorati con un linguaggio grafico fatto di immagini e parole – slogan politici, frasi erotiche, richiami ermetici – tracciate con bombolette spray, che danno vita ad un intreccio tra le forme d’arte più disparate. Ma il veicolo più grande per quest’arte è sicuramente l’hip-hop e le migliaia di giovani che seguono questo movimento. In molte capitali europee, la prima delle quali è Parigi, i graffiti arrivano grazie ai concerti rap e diventano sinonimo di libertà espressiva e trasgressione. Il graffitismo é nato per contestare i finti valori dell’opulenta società dei consumi, a diventare uno tra i più grandi movimenti mondiali degli ultimi decenni.

Il graffitismo, i suoi esponenti

Tra i suoi maggiori esponenti del graffitismo abbiamo  Jean-Michel Basquiat, writer e pittore statunitense, che insieme a Keith Haring, è riuscito a portare movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d’arte.

Il primo grazie  all’amico Al Dia, un giovane graffitista che operava sui muri della Jacob Riis,a Manhattan, acquista la piena consapevolezza della propria vocazione artistica.  I due in seguito uniranno le loro capacità iniziando a produrre graffiti per le strade di New York firmandosi come SAMO acronimo di “SAMOld shit”, propagandando con bomboletta spray e pennarello indelebile idee ermetiche, rivoluzionarie ed a volte insensate.

Mentre Keith Haring é stato uno degli esponenti più singolari del graffitismo di frontiera, emergendo dalla scena artistica newyorkese durante il boom del mercato dell’arte degli anni ottanta insieme ad artisti come il già citato Basquiat e Richard Hambleton: i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della New York di quel decennio. Nel ’83 Haring attraversa l’Oceano e fa la sua prima apparizione in Europa. Espone alla Biennale di Venezia, dipinge un pezzo del Muro di Berlino. le sue opere si trovano in musei e collezioni particolari.

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