Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan da madre di origini montenegrine e da padre italiano. Dopo gli studi artistici a Roma e l’Accademia di Moda e Costume lavora come stilista. Entra nel mondo dell’arte con il movimento Metropolismo. Attratta dalla Emotion Painting il percorso lavorativo si evolve in una direzione poliedrica. La sua ricerca è sempre mobile, non convenzionale. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. Un Nomadismo aperto a culture lungo l’asse Oriente-Occidente, sedimento di potenzialità espressive. L’indagine del suo lavoro multiforme è direzionata ad un pensiero monotematico. Il suo tratto informale e concettuale, astratto e simbolico, spesso onirico surrealista, accede a molteplici interazioni creative. Non a caso le sue opere riflettono una raffinata ironia che conduce ad un sottinteso dialogare tra il sogno e la realtà, interrogandosi sui misteri della condizione umana sempre scissa tra spirito e materia. Questa visione di uno stato di Transavance, sfaccettato da tanti frammenti del suo sentire e vivere l'arte, è come un richiamo primario per i colori dell'anima delle creature viventi che interagiscono con la loro evoluzione spirituale e fisica.

Arte contemporanea, correnti

L’arte contemporanea in tutte le sue forme

Con arte contemporanea si intende l’insieme di tutti quei filoni artistici che si sono sviluppati dopo i sei anni della Seconda Guerra Mondiale: sei anni lunghi e dolorosi, conclusi con le terribili esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki e con un ingente numero di perdite umane civili.

L’arte contemporanea muove i primi passi già durante il secondo conflitto mondiale, attraverso quel realismo sociale che vede molti artisti impegnati nella lotta antifascista. Se il Realismo ottocentesco era orientato verso una presentazione oggettiva del reale, il realismo sociale italiano della seconda metà dell’ottocento è invece fortemente soggettivo e fortemente politico. Uno dei maggiori esponenti di questo filone artistico è Renato Guttuso, famosissimo per aver dipinto la Fucilazione in campagna nel 1939, un quadro ispirato alla fucilazione del poeta spagnolo Federico Garcia Lorca. Un altro esponente dell’arte contemporanea italiana è Renato Birolli, anch’egli antifascista militante e noto per aver fondato il movimento artistico “Corrente”.

Un altro filone da non trascurare dell’arte contemporanea è il MAC, Movimento per l’Arte Concreta, fondato da Anastasio Soldati, Bruno Munari, Gianni Monnet e Gillo Dorfles, con l’obiettivo di sostenere l’astrattismo in senso stretto, un astrattismo che potremmo definire fine a se stesso in quanto espressione né di un mondo interiore né di uno esteriore. Il Movimento per l’Arte Concreta ebbe tuttavia breve durata, mentre nascevano altri movimenti che avrebbero fatto la storia dell’arte contemporanea. Come la Popular Art che si pone l’obiettivo di reinterpretare e riproporre il linguaggio della modernità (si ricordi che nasce proprio negli anni del boom economico) in modo roboante ed amplificato al massimo, ma applicandolo a concetti molto banali e comuni.

È opportuno menzionare anche la Op-art, Optical Art, l’arte digitale e l’iperrealismo movimenti volti ad ingannare il fruitore d’arte distorcendo il reale fino alle estreme conseguenza in un processo di dimostrazione della relatività delle cose e della vita umana.

L’arte contemporanea dagli anni ’70 in poi: forme “della memoria”

Con l’avvento, negli anni Settanta, di una serie di correnti artistiche di impronta concettuale, il mercato dell’arte si era indebolito; sembrava quasi, infatti, che le opere di tipo concettuale fossero difficili da “incasellare”, da proporre ai collezionisti ed ai critici e pertanto fossero difficilmente collocabili sul mercato.

Negli anni Ottanta ormai l’arte Concettuale è al tramonto ma ha lasciato sicuramente le sue tracce nel modo di pensare e di interpretare l’arte: prende avvio così il post-moderno, un filone artistico che darà origine ad una serie di quadri ad orientamento contemporaneo e tradizionalista, il cui obiettivo non è comunicare un senso di rottura o di disagio come accadeva con l’arte Concettuale, ma veicolare un messaggio di tipo estetico.

Dagli anni Ottanta fino alla fine del secolo, quindi, l’arte contemporanea assume forme e volti nuovi ma non eccessivi: la modernità eccessiva è quindi finita, ed è proprio questo il significato della dizione “post-moderno”. Questo ritorno ad un’arte che potremmo definire del passato implica anche un esame di coscienza, da parte degli artisti, ed una riflessone circa i nuovi contenuti da esprimere.

Si tenga presente, infine, che nonostante i nuovi canoni artistici si riferissero ad un ritorno al passato, ad uno sguardo verso la memoria e ad il piacere di “citare” il già visto, ognuna di queste correnti faceva ricorso a questi strumenti interpretativi del fare artistico a suo modo, offrendo risultati del tutto disparati e sicuramente degni d’interesse.

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